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Gallery: PRESTIGE? NUNCA MAIS
by Nanni Fontana
Il 19 novembre 2002 affonda al largo delle coste della Galizia la Prestige, una petroliera battente bandiera greca, monoscafo, costruita in Giappone 26 anni fa ma soprattutto appesantita del suo carico di oltre 75.000 tonnellate di greggio.
Il primo cedimento riversa nell’Atlantico le prime 4.000 tonnellate. Dopo pochi giorni lo scafo, sommerso a 3600 metri di profondità, si spezza letteralmente in due: ecco la seconda ondata di greggio, 6.000 tonnellate.
A distanza di tre mesi dalla catastrofe si calcola che il petrolio raccolto, di cui ancora non si sa bene cosa farne se non trasportarlo in apposite discariche nei pressi di A Coruña, raggiunga al massimo le 20.000 tonnellate. Il resto è ancora in acqua.
Non è la prima volta che si rovescia del petrolio nelle acque della Galizia, anche se questa volta la situazione appare ben più grave rispetto a quando, nel ’92, la petroliera greca Aegean Sea si incagliò al largo del porto di A Coruña riversando in mare milioni di litri di greggio.
A dirlo diverse organizzazioni ambientaliste, come Greenpeace, WWF o Legambiente, ma anche istituzioni del mondo della ricerca legata all’ambiente come l’Osrl (UK), la più sofisticata azienda del mondo nel campo dell’inquinamento petrolifero, o l’IFREMER, l’Istituto francese di ricerca per lo sfruttamento del mare.
Gli abitanti della Galizia, da sempre considerati nel confuso scenario etnico spagnolo come un popolo passivo, si potrebbe quasi dire atavicamente apatico, hanno reagito a questa ennesima catastrofe con una sollevazione immediata e spontanea.
Di fronte all’intervento poco reattivo della Giunta della Galizia e del governo centrale spagnolo, la gente non ha fatto altro che rimboccarsi le maniche e mettersi freneticamente al lavoro per arginare le ondate di marea nera che arrivano sulla costa.
Secondo il Ministero dell’ambiente spagnolo, delle 1064 spiagge della Galizia ben 657 sono state, ad oggi, contaminate. Il ground zero di questa catastrofe si trova nei pressi di Muxìa, un paesino di poche centinaia di anime abbarbicato su uno dei bellissimi fiordi della Costa della Morte, l’area nel complesso più colpita. E’ qui che si è ritrovata la maggior parte dei volontari che da tutta la Spagna sono giunti in Galizia, creando addirittura problemi logistici per via delle scarse infrastrutture del luogo.
Qui, come nelle Rias Altas e nelle Rias Baixas, l’apporto dei volontari è stato fondamentale, soprattutto nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe. In cambio di un pasto caldo e di un materassino su cui stendere il proprio sacco a pelo, migliaia di giovani, studenti, lavoratori in permesso e disoccupati si sono riuniti nei luoghi più colpiti per dare il loro apporto.
Sveglia presto, colazione e poi di corsa a raschiare, grattare, raccogliere la triste eredità lasciata dalla Prestige.
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